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Rassegna Stampa

DISSESTO IDROGEOLOGICO – ALLUVIONE 18 NOVEMBRE 2013

claudio zarotti

RENZO PIANO – ALMANACCO DELL’ARCHITETTO 2013

RENZO PIANO

renzo piano Almanacco dell'Architetto edizione 2013 Renzo Piano

renzo piano Almanacco dell’Architetto edizione 2013 Renzo Piano

 

Renzo Piano (Genova, 14 settembre 1937) è un architetto e senatore a vita italiano.

È tra i più noti, prolifici e attivi architetti a livello internazionale, vincitore del Premio Pritzker consegnatogli dal Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton alla Casa Bianca nel1998[1][2].

Nel 2006 diventa il primo italiano inserito dal TIME nella Time 100, l’elenco delle 100 personalità più influenti del mondo, nonché tra le dieci più importanti del mondo nella categoria Arte e intrattenimento[3]. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 30 agosto 2013 l’ha nominato Senatore a vita.

 

“La Terra è fragile e non possiamo più fare finta di niente.
Questa è anche la grande sfida che, all’alba di questo millennio, l’architettura deve affrontare”

  • Circa 1300 pagine grande formato 24×34
  • Oltre 5000 immagini
  • Oltre 400 studi di architettura a livello internazionale hanno partecipato alla realizzazione dell’opera fornendo disegni, immagini, progetti
  • I più importanti fotografi di architettura hanno firmato l’apparato iconografico dell’opera 
  • Contiene disegni originali e inediti dello studio RPBW – Renzo Piano Building Workshop e dei più importanti studi del mondo

Il modo migliore per scoprire come sono nati i progetti di Renzo Piano è quello di andare sul posto: a Parigi, Berlino, nel cuore di pietra di New York, fino nella sperduta isola della Nuova Caledonia.
Dal territorio vengono i suggerimenti che rendono ogni edificio unico e diverso dagli altri, bisogna solo saper ascoltare la sua voce.
Un’avventura che Carlo e suo padre Renzo hanno deciso di intraprendere a bordo di una mongolfiera.
Sono decollati da Genova seguendo la direzione dei venti. Dall’alto la prospettiva cambia, si vedono volare gli uccelli da sopra, e cambia anche il modo di vedere le cose.
Solo così si scopre che sotto un prato di San Francisco si nasconde un museo, solo dal cesto di una mongolfiera si vede spuntare all’improvviso una Scheggia di cristallo tra le nuvole di Londra.

 

— Claudio Zarotti

2012: RIVISTA ITALIANA DI GEOTECNICA

SISTEMI ANTIEROSIVI

 

Sistemi Antierosivi – I PRATI ARMATI ® sono stati trattati non solo nel primo numero della rivista ma la stessa scheda esplicativa è stata proposta anche nei successivi numeri.

– Reti paramassi senza più manutenzione

 

– Canalette e fossi di guardia senza più manutenzione

 

– Sistemi anti erosivi a confronto

 

– Erosione dei suoli

 

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO:  per 1 ettaro

meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ?

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi ! I PRATI ARMATI® sono piante erbacee perenni a radicazione profonda in grado di vegetare e di bloccare l’erosione anche su terreni sterili, aridi e inquinati, in condizioni ambientali proibitive per lo sviluppo della vegetazione comune.

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi ! L’intervento antierosivo consiste in una semina di particolari sementi tecniche, senza lavorazioni preimpianto, né terreno vegetale, né geocelle, né georeti, né altri materiali e manufatti.

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi ! L’impianto erbaceo che ne deriva blocca perennemente l’erosione e non necessita di alcuna manutenzione, né di sfalci né di irrigazione.

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi ! Si riducono così drasticamente i costi di realizzazione e manutenzione, l’energia spesa, i tempi e i rischi di lavorazione e il quantitativo totale dei materiali impiegati. Ad esempio per trattare 10.000 mq di superficie in erosione occorrono:
– 1300 tonnellate di materiali e varie settimane di lavoro, se si utilizza una soluzione antierosiva tradizionale
– 12 tonnellate di materiali e 1 giornata di lavoro utilizzando i PRATI ARMATI®

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi ! L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®:
  1. Soltanto semi di piante erbacee a radicazione profonda.
  2. Erosione bloccata su ogni litotipo in modo perenne, semplice, naturale, senza più manutenzione.
SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi !

SISTEMI ANTIEROSIVI A CONFRONTO: per 1 ettaro meglio usare 1300 tonnellate o 12 tonnellate di materiali ? L’INNOVAZIONE: PRATI ARMATI®: solo semi !

Associazione Geotecnica Italiana: Home

www.associazionegeotecnica.it/

[Roma] Promuove lo sviluppo e la diffusione della geotecnica in Italia, con conferenze, convegni, visite tecniche e pubblicazioni. Presentazione, attività .

— Claudio Zarotti

MARCO DEZZI BARDESCHI ARCHEOLOGIA & PROGETTI – RECUPERO DEL CASTELLO DI CARLO V (CROTONE)

MARCO DEZZI BARDESCHI

marco dezzi bardeschi-archeologia-progetti

marco dezzi bardeschi-archeologia-progetti

 

 

Si è laureato in ingegneria edile nel 1957 a Bologna con Giovanni Michelucci (progettando una scuola materna a Sorgane) e in architettura nel 1962 a Firenze con Piero Sanpaolesi (con una tesi sul restauro del complesso di San Pancrazio a Firenze e sull’opera dell’Alberti).

Ha acquisito esperienza, prima, presso l’Istituto di Restauro dei Monumenti (1960-1975), e poi, dal 1976 presso la Facoltà di Architettura di Milano (Politecnico/Bovisa) della quale è ora decano come ordinario di Restauro architettonico.

La partecipazione all’avanguardia architettonica nei primi anni sessanta

All’inizio degli anni sessanta partecipa attivamente all’attività dell’avanguardia architettonica. In questo periodo progetta la casa di Poggio Gherardo (Firenze) del 1963, progetto che lo porta fra gli esponenti della corrente Neobarocca, assieme a Paolo Portoghesi. Gli elementi caratterizzanti quest’opera sono:

  • rottura della scatola stereometrica che certa architettura razionalista aveva ripreso dall’eclettismo ottocentesco
  • mancanza di un punto di vista preferenziale dell’edificio (concetto ripreso dall’architettura barocca)
  • deformazione delle pareti e formazione di cortine curvilinee con l’intento di raccordare in maniera fluida gli spazi esterni agli interni
  • dialogo con il passato
  • studio del dettaglio costruttivo, teso alla integrazione di tecniche costruttive povere antiche e moderne[2]

L’attività come soprintendente

Dal 1964 al 1965 è per breve tempo funzionario della Soprintendenza ai monumenti ad Arezzo. In questo periodo progetta la contestata[senza fonte] nuova organizzazione delpresbiterio della Basilica di San Francesco ad Arezzo. Il nuovo presbiterio inserisce ed integra, secondo l’approccio operativo del Restauro critico di Roberto Pane, un’architettura dichiaratamente contemporanea nel contesto storicizzato della chiesa, sacrificando il preesistente altare neo-medievale realizzato nel 1931. L’altare è rimosso poco tempo dopo la realizzazione.

Il primo periodo accademico (Firenze)

Piazza San Jacopino (Firenze)

A seguito dell’assunzione come assistente di ruolo all’Università di Firenze, abbandona la soprintendenza per dedicarsi alla carriera accademica e professionale. Nella stessa università diventa nel 1968 professore incaricato di Caratteri stilistici e costruttivi dei monumenti e nel 1970 di storia dell’architettura.

Alla fine degli anni sessanta appartengono le monografie sulla Cattedrale di Burgos (Burgos, Spagna, 1968), su Francesco di Giorgio Martini[3] e Frank Lloyd Wright (1970), nonché un’attività pubblicistica sviluppata specialmente nei settori della cronaca, della storia e del restauro dell’architettura, con particolare attenzione all’analisi del dialogo tra architettura antica e moderna.[senza fonte]

In questo periodo entra in contatto con un nuovo metodo storiografico (nouvelle histoire): quello inaugurato da Marc Bloch e Lucien Febvre, poi sfociato nella cosiddetta École des Annales.

Il secondo periodo accademico (Milano)

Nel 1976, divenuto professore ordinario di Restauro dei monumenti, si trasferisce alla facoltà di architettura del Politecnico di Milano, dove nel 1980 fonda il Dipartimento per la Conservazione delle risorse architettoniche e ambientali che dirige fino al 1985 e dal 1983 al 1985 è coordinatore del Dottorato di Ricerca in Conservazione dei Beni Architettonici con sede presso il Politecnico di Milano. Dal 1998 al 2002 ha fatto parte del senato del Politecnico di Milano a rappresentare le aree disciplinari della Progettazione architettonica e della Conservazione.

Nel corso degli anni successivi partecipa come docente alla Scuola di specializzazione in Restauro dei monumenti e a numerosi corsi di dottorato, e dirige il master universitario di secondo livello “Conservazione del costruito-tecniche specialistiche dal progetto di conoscenza alla gestione del cantiere” (20042006).

Nel 1993 fonda la rivista quadrimestrale ANANKE, che tuttora dirige.

Il motto che sintetizza il suo atteggiamento nell’intervento sul costruito è «Aggiungere semmai, non sottrarre risorse al contesto»[4]. La sua attività a favore dell’inserimento dell’architettura moderna nei contesti storici lo ha però portato spesso a scontrarsi con le soprintendenze e con parte dell’opinione pubblica (ha acceso polemiche con Vittorio Sgarbi).

— Claudio Zarotti

LAVORI PUBBLICI 2012 – CONTRO L’EROSIONE: PIANTE INGEGNERE A BORDO STRADA

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.

LAVORI PUBBLICI  Articolo sui PRATI ARMATI® 

Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.

Contro l’erosione: piante ingegnere a bordo strada

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.Nelle infrastrutture come strade, autostrade e ferrovie, l’erosione comporta gravi problemi tecnici, economici, di sicurezza, di manutenzione: invasione di fango e pietrame sulle carreggiate stradali, intasamento di canalette, drenaggi e fossi di guardia, spanciamento delle reti paramassi a contatto, deterioramento di opere civili.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione. Per ripristinare la funzionalità delle opere, compromessa a causa dell’erosione, è necessaria una continua manutenzione con elevanti costi e rischi: rimozione di fango e pietrame dalle carreggiate stradali, svuotamento delle canalette intasate, rimozione dei detriti e svuotamento delle reti spanciate.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione. Le tecniche antierosive tradizionali, disponibili fino a pochi anni fa, prevedono l’impiego di manufatti sintetici (geocelle, georeti…), biostuoie, oltre che di terreno vegetale di riporto (destinato a fornire un substrato fertile per l’attecchimento della vegetazione). Soprattutto la posa in opera di terreno vegetale comporta lunghe e costose fasi di lavorazione ed un consumo energetico molto elevato: prelievo di terreno vegetale da siti anche molto distanti, trasporto fino al cantiere, deposito e stesura del materiale sulle scarpate.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione. Oltre al terreno vegetale vengono generalmente istallate stuoie in materiale biodegradabile (es. biostuoie in fibra di cocco,  juta, agave, canapa…), georeti o geocelle di plastica, viminate o fascinate. Infine viene realizzata una idrosemina di piante erbacee per accelerare l’inerbimento dell’area o un trapianto di piante forestali (arbusti o alberi), spesso supportate da impianti di irrigazione.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione. Il terreno vegetale è spesso connotato da parametri geomeccanici scadenti e l’intero impianto antierosivo così realizzato risulta instabile, collassa e scivola a valle durante intense precipitazioni. Sono pertanto necessari continui interventi manutentivi, complessi e onerosi.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione. Per bloccare l’erosione piante ingegnere a bordo strada. Negli ultimi anni una innovativa tecnologia verde, che impiega esclusivamente particolari piante erbacee perenni dotate di un apparato radicale imponente (tipo la tecnologia Prati Armati®), viene sempre più utilizzata per contrastare l’erosione su versanti, scarpate stradali, autostradali e ferroviarie, sponde di fiumi e torrenti e per il recupero e la rinaturalizzazione di zone degradate quali cave, miniere e discariche.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.

LAVORI PUBBLICI. Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione. 

L’aspetto più interessante dell’impiego di queste piante è che, grazie alla loro rusticità e capacità di adattamento, è possibile utilizzarle da sole per bloccare l’erosione, senza terreno vegetale di riporto, né materiali o manufatti plastici… L’impianto erbaceo che ne deriva è naturale, rustico e perenne, non necessita quindi né di continui rifacimenti né di costante manutenzione.

Meglio 1.300 tonnellate oppure 12 tonnellate di materiali?

Utilizzando solo piante erbacee a radicazione profonda si riducono drasticamente i costi dell’intervento antierosivo, il volume totale dei materiali impiegati, energia, tempi e rischi di lavorazione.

Ad esempio per trattare 10.000 m2 (1 ettaro) di terreno con una classica soluzione tradizionale (es. georete plastica + 10 cm di terreno vegetale + idrosemina con sementi tradizionali) occorrono: – 10 cm di terreno vegetale (corrispondenti circa 1.300 tonnellate) – 12.000 m2 di geostuoia in polipropilene (24 tonnellate inclusi gli sfridi ed i picchetti per il fissaggio), – Circa 10 tonnellate di materiali per idrosemina tradizionale (acqua, semi, collanti, concimi…) per un totale di oltre 1.300 tonnellate di materiali (servirebbero circa 70 camion per il trasporto e varie settimane di lavoro). Spesso è inoltre necessario realizzare anche un impianto di irrigazione e il trapianto di piantine forestali che rendono l’operazione ancora più costosa, lunga, complessa.

Per trattare 10.000 m2 di terreno con le piante erbacee a radicazione profonda occorrono invece soltanto circa 12 tonnellate di materiali  (acqua, semi, collanti naturali, concimi) e 1 giornata di lavoro. Una tecnica verde contro l’erosione. I materiali plastici utilizzati nelle tecniche antierosive tradizionali sono inquinanti e non sono biodegradabili: infatti con il tempo si deteriorano sotto l’azione degli agenti atmosferici originando frammenti polimerici che si mescolano al terreno, possono finire in falda o essere ingeriti dalla fauna selvatica o dal bestiame al pascolo. L’utilizzo di sole piante erbacee a radicazione profonda per controllare l’erosione (tipo la tecnologia Prati Armati®) rende invece completamente naturali ed ecocompatibili gli interventi antierosivi, che oltretutto si integrano perfettamente con l’ambiente circostante.

GUNTHER PATSCHEIDER

Lavori Pubblici n. 56 maggio – giugno 2012

http://www.lavoripubblici.net/sito/index.aspx

Soluzioni per Lavori Pubblici è una rivista tecnica pubblicata da Quota Neve s.r.l.

Soluzioni per Lavori Pubblici si prefigge di essere uno strumento d’informazione sull’intero territorio nazionale per:

–  Uffici Tecnici di tutti i Comuni, Province, Regioni e Comunità Montane d’Italia

–  Società di gestione strade e autostrade

–  Aziende municipalizzate, di multiservizi e raccolta rifiuti

–  Aziende di trasporto urbano

–  Ditte appaltatrici di lavori pubblici

–  Parchi nazionali e regionali

–  Aeroporti,  Porti

–  Protezione Civile

–  Consorzi di bonifica

–  Enti, Aziende e Comunità di grande dimensione (fiere, golf, parchi divertimento, campeggi…)

–  Ditte produttrici e commerciali italiane ed estere nei settori di intervento della rivista

–  Personalità di settore italiane ed estere

— Claudio Zarotti

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE – LA PROTEZIONE SUPERFICIALE DEI SUOLI COME PREVENZIONE DALL’EROSIONE E CONTIBUTO ALLA MANUENZIONE DI FRANE STABILIZZATE

GEOLOGIA DELL'AMBIENTE 2012 - LA PROTEZIONE SUPERFICIALE DEI SUOLI COME PREVENZIONE DALL'EROSIONE E CONTIBUTO ALLA MANUENZIONE DI FRANE STABILIZZATE

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE 2012 – LA PROTEZIONE SUPERFICIALE DEI SUOLI COME PREVENZIONE DALL’EROSIONE E CONTIBUTO ALLA MANUENZIONE DI FRANE STABILIZZATE

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE 2012 – LA PROTEZIONE SUPERFICIALE DEI SUOLI COME PREVENZIONE DALL’EROSIONE E CONTIBUTO ALLA MANUENZIONE DI FRANE STABILIZZATE

Leggi l’articolo

La protezione superficiale dei sullo come prevenzione dall’erosione e contributo alla manutenzione di frane stabilizzate.

 

SOMMARIO

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. I fenomeni erosivi sul territorio italiano sono molto diffusi. Nel corso degli anni sono state sviluppate diverse tecniche di protezione del suolo e di rinaturalizzazione.

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE.  Fra queste emerge un’innovativa tecnologia naturale che impiega esclusivamente piante erbacee perenni a radicazione profonda e consente di operare anche in aree in cui le condizioni pedoclimatiche erano fino a pochi anni fa ritenute proibitive per lo sviluppo della vegetazione.

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. Tale tecnologia appare promettente anche nei riguardi dei fenomeni di instabilità superficiale dei versanti: l’inerbimento con radici profonde può indurre effetti meccanici ed idraulici sulle condizioni di equilibrio del versante tali da incrementare tipicamente la resistenza a taglio del terreno.

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. Gli effetti meccanici dell’impianto di radici sono attribuibili ai processi di interazione radice/terreno; gli effetti di natura idraulica derivano dal meccanismo secondo cui l’inerbimento può ridurre significativamente il contenuto d’acqua ed il grado di saturazione del terreno.

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. La ricerca si pone come obiettivo finale la valutazione quantitativa di tali effetti, mediante la loro modellazione ed implementazione in un algoritmo di calcolo.

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. Da parte dell’Università degli Studi di Perugia è stato recentemente avviato uno studio mirato alla modellazione numerica dei meccanismi di interazione meccanica/idraulica tra le radici ed il terreno.

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. I risultati dello studio, in via di approfondimento, consentono la stima quantitativa dell’incremento di resistenza a taglio del terreno offerto dall’impianto, e la valutazione delle condizioni di equilibrio e sicurezza limitatamente a fenomeni di instabilità superficiale.

GEOLOGIA DELL'AMBIENTE. ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI: software per il calcolo dell'incremento della resistenza al taglio e del fattore di sicurezza (Fs) dovuto alle radici di PRATI ARMATI

GEOLOGIA DELL’AMBIENTE. ACCADEMIA NAZIONALE DEI LINCEI: software per il calcolo dell’incremento della resistenza al taglio e del fattore di sicurezza (Fs) dovuto alle radici di PRATI ARMATI

Rivista “Geologia dell’Ambiente” – Sigea

www.sigeaweb.it/2012-07-23-20-10-41/rivista-gda.html

Geologia dell’Ambiente tratta principalmente i seguenti argomenti:protezione della salute, sicurezza e salvaguardia della qualità dell’ambiente in relazione ..
  1. it.wikipedia.org/wiki/Università_degli_Studi_di_Perugia

    L’Università degli Studi di Perugia è una delle principali e più antiche università italiane. Indice. 1 Storia; 2 Stemma; 3 Organizzazione; 4 Docenti e laureati ..

— Claudio Zarotti

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 - RETI PARAMASSI SENZA PIU' MANUTENZIONE.

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE.

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE. 

Inserzione 1

Inserzione 2

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE. 

Le reti paramassi a contatto, bloccano la caduta di trovanti ma a nulla servono contro l’erosione dei materiali più fini il cui continuo asporto, da parte della pioggia, del vento, della neve e del gelo-disgelo, scalza al piede i trovanti di maggiori dimensioni che si distaccano e cadono a valle facendo spanciare la rete.
GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE. Le reti spanciate vanno quindi periodicamente svuotate dal materiale accumulato e poi ricollocate, con costi e rischi di manutenzione elevati.   A volte si rovinano in modo irrimediabile e vanno sostituite.
GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE. I PRATI ARMATI® seminati sopra le reti metalliche, bloccano l’erosione dei materiali più fini, e quindi il distacco dei trovanti più grossi, evitando ogni manutenzione.  Le radici sottili ed omogenee evitano rigonfiamenti nei litotipi sottostanti, di qualunque natura essi siano, anche se si tratta di rocce fratturate.
GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE. La fitta coltre epigea, oltre che mascherare visivamente le reti, diminuisce l’infiltrazione dell’acqua e protegge il litotipo sottostante dagli sbalzi termici. I PRATI ARMATI® crescono senza necessità di irrigazione e manutenzione.

GEOLOGIA TECNICA & AMBIENTALE 2012 - RETI PARAMASSI SENZA PIU' MANUTENZIONE GEOLOGIA TECNICA & AMBIENTALE 2012 - RETI PARAMASSI SENZA PIU' MANUTENZIONE GEOLOGIA TECNICA & AMBIENTALE 2012 - RETI PARAMASSI SENZA PIU' MANUTENZIONE GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 - RETI PARAMASSI SENZA PIU' MANUTENZIONE

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 - RETI PARAMASSI SENZA PIU' MANUTENZIONE

GEOLOGIA TECNICA AMBIENTALE 2012 – RETI PARAMASSI SENZA PIU’ MANUTENZIONE

  1. GEOLOGIA TECNICA & AMBIENTALE – Agicom

    www.agicom.it/index.php/it/geologiatecnica-e-ambientale

    Geologia Tecnica & Ambientale è la rivista quadrimestrale dell’Ordine Nazionale dei Geologi. La testata contiene articoli inerenti l’applicazione delle scienze 

  2. Geologia tecnica e ambientale – GeoApp – Google Sites

    https://sites.google.com/a/iuav.it/geoapp/…/geologiatecnica-e-ambientale

    Geologia applicata per l’architettura, l’ambiente ed il territorio: ricerca, formazione e consulting.

  3. GEOLOGIA TECNICA S.A.S – geologia ambientale

    www.geologiatecnica.net/geologiaambientale.html

    Caratterizzazione ambientale dei siti e loro certificazione, progettazione di messa in sicurezza, bonifica e ripristino di siti inquinati, modellazione di pennacchi ..

— Claudio Zarotti